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Ultimo aggiornamento: 17:23

Il suo nome, il suo volto e la sua voce sono legati ad alcuni dei fatti più importanti della storia d’Italia: la notizia del rapimento di Aldo Moro ad opera delle Brigate Rosse, l’attentato a Papa Giovanni Paolo II, la tragedia di Vermicino che raccontò in una diretta tv alla quale l’intero Paese assistette col fiato sospeso per tre giorni. E’ morto a Roma, in una clinica dov’era ricoverato, Giancarlo Santalmassi, giornalista televisivo e radiofonico, a lungo alla Rai e poi primo direttore del radio giornale di Radio24.

Santalmassi entrò in Rai per concorso nel 1961. Il suo spirito innovatore lo portò a proporre la conduzione del telegiornale “all’americana”, cioè più dinamica, col giornalista che non faceva solo da “lettore di testi”. “Cercavo di spiegare il senso delle notizie che davo al mio destinatario, a chi mi ascoltava, e non al palazzo che le produceva” disse in un’intervista a Barbara Scaramucci, altra storica giornalista Rai, sul sito di Articolo 21. La sua telecronaca che seguì le operazioni – alla fine vane – per recuperare Alfredino Rampi, il bambino di 6 anni caduto in un pozzo artesiano in una frazione di Frascati, è stata a lungo un “caso di studio” per il giornalismo radiotelevisivo in Italia e in un certo senso una svolta. Santalmassi lo capì già mentre chiudeva quel collegamento: “Volevamo vedere un fatto di vita, e abbiamo visto un fatto di morte. Ci siamo arresi, abbiamo continuato fino all’ultimo. Ci domanderemo a lungo prossimamente a cosa è servito tutto questo, che cosa abbiamo voluto dimenticare, che cosa ci dovremmo ricordare, che cosa dovremo amare, che cosa dobbiamo odiare”.