A furia di programmare serie turche, Mediaset ha perso il tocco per le produzioni nostrane. «Doppio Gioco», miniserie in quattro serate trasmessa da Canale 5, non ha saputo mantenere quello che prometteva: una spy story psicologica con una protagonista femminile atipica e un contesto narrativo che richiama il mondo del poker. Bella l’idea, modesto lo svolgimento.

Protagonista è Daria (Alessandra Mastronardi), una ragazza dal passato traumatico: ha perso il padre da piccola in un brutto incidente, rimanendo sola al mondo insieme al fratello Davide (Domenico Diele), oggi avvocato con moglie antipatica. Lei invece è diventata una sorta di truffatrice, col vizio del gioco d’azzardo ereditato dal padre, che le ha insegnato «i trucchi del mestiere». Primo fra tutti, l’interpretazione del linguaggio del corpo e la fisiognomica per poter giocare e vincere. Un’abilità pericolosa che oggi le costa la detenzione in comunità, corroborata da alcuni lavori socialmente utili all’Aeroporto di Fiumicino.

Peccato che in video, la psicologia vada mostrata non detta e Daria è solo prigioniera di un’espressione un po’ corrucciata dietro la quale dovrebbero nascondersi le sue capacità introspettive: «Show, don’t tell» è la regola aurea del cinema.