«Ho passato tanti anni lì, quindi grazie anche a lui sono qua». Jannik Sinner ricorda i suoi anni a Bordighera quando, giovanissimo, ha frequentato il Piatti Tennis Center di Riccardo Piatti. Lo ha fatto in una intervista a Eurosport Italia, dal Roland Garros degli Open di Francia, dopo che gli è stato fatto notare che Piatti e Andrea Volpini erano sugli spalti. I suoi allenatori «Se dovessi dire una cosa che ti ha trasmesso nella vostra collaborazione, qual è?». Risponde: «Tante cose, credo che qualsiasi persona da cui sono passato mi ha dato tantissimo, altrimenti non sarei qua. Sicuramente gli anni passati con Riccardo erano importantissimi, per me e per la mia carriera, poi ho fatto un’altra scelta per la mia carriera che mi ha fatto diventare il giocatore che sono ora». Riavvolge il nastro e ripensa alla sua adolescenza in Liguria, lontano dalla sua famiglia a inseguire il sogno (realizzato) di dideventare il numero uno. «Ho passato tanti anni lì quindi grazie anche a lui e al suo team ora sono qua. Ho speso tanti momenti con Andrea Volpini nei tornei, con Giulia Bruschi». Poi ricorda Luka Cvjetkovic, allenatore croato del Piatti Tennis Center, con cui ha condiviso non solo il campo. «A casa per me era molto importante avere Luka e la sua famiglia, che non scorderò mai: siamo ancora tanto stretti, a volte mi mancano perché ero un po’ come il terzo figlio. Sono stati tempi bellissimi. Sono un’altra persona ora, un altro giocatore, però questi momenti con Riccardo, con Andrea, con Giulia Bruschi, con tutto lo staff non li scorderò mai». A volte mi mancano Luka e la sua famiglia. Per loro ero un terzo figlio Il ragazzino dai capelli rossi è arrivato in Riviera, nei campi affacciati sull’azzurro, quando aveva 13 anni e mezzo. Aveva negli occhi le Dolomiti della sua San Candido e nel cuore un sogno che non conosceva confini. Ha vissuto a Bordighera 7 anni e mezzo. Ha imparato a colpire forte. Giorni pieni, scanditi da allenamenti duri e silenzi carichi di concentrazione. La sua base era nel centro di Riccardo Piatti. Abitava in un alloggio semplice, proprio davanti ai campi. Lì c’era anche una macchina per sistemare da solo le sue racchette. Mani precise, testa fredda. Dalla finestra non si vedevano le montagne, ma forse bastava il rumore della palla per sentirsi a casa. Nel tempo libero usciva con gli amici. Un aperitivo, due risate in centro. Sempre con discrezione. Niente clamore, solo voglia di stare bene. Bordighera lo ha visto crescere. E ora che è il numero uno del mondo, lo guarda con orgoglio. La Cittadinanza onoraria lo aspetta Il Comune aspetta ancora di potergli conferire la Cittadinanza onoraria. Ricorda il consigliere di minoranza Giuseppe Trucchi: «Circa un anno fa avevo proposto con una mozione in Consiglio comunale l’assegnazione della Cittadinanza onoraria a Bordighera per Jannik Sinner, approvata all’unanimità. Poi qualcuno dell’amministrazione ne aveva parlato con il suo entourage e pare che abbia preso tempo». Ecco le parole di Trucchi: «Ritengo che le imprese sportive che il giovane sta realizzando ma ancor di più la correttezza del suo comportamento in campo, la forza di carattere dimostrata, l'umiltà e la correttezza verso i compagni di squadra e gli avversari dimostra che egli possa essere per i nostri giovani un esempio da seguire e imitare. Occorre anche considerare la sua ben nota frequentazione nei campi da tennis della nostra città nella quale ha anche abitato per periodi significativi lasciando un ricordo molto positivo in coloro che l'hanno conosciuto. Se il Consiglio concorda con me in questa proposta chiedo che venga mandato al sindaco per avviare tutte le procedure necessarie, ovviamente dopo aver contattato l'interessato per illustrargli la proposta e dopo aver acquisito il parere, spero favorevole».
Sinner e gli anni a Bordighera. “Sono qua anche grazie a Piatti”
Dai campi del Roland Garros il numero uno del tennis parla del suo legame con i primi allenatori e quella parte di Liguria in cui è diventato grande. La Cittad…








