ANSAcom - In collaborazione con
Future Food Institute ETS
In tutto il mondo nel 2023 se ne sono contati 33 milioni ma, sia pure in modo marginale, con 150 mila unità, il fenomeno ha interessato anche il nostro paese.Sono i "migranti climatici", cittadini che per cause a vario titolo connesse all'innalzamento della temperatura del pianeta, hanno dovuto abbandonare i loro luoghi di residenza per stabilirsi altrove.Se n'è parlato, fra i vari argomenti, nella terza giornata del Venice Climate Week, promosso da Food Future Institution, oggi, a Venezia, attraverso un intervento della consulente per le Nazioni Unite Angelica De Vito."Non c'è una definizione giuridica tale da consentire loro di richiedere una protezione - ha spiegato l'esperta - ma i migranti climatici sono definiti come coloro che sono costretti in maniera permanente a lasciare il proprio territorio per mancanza di diritti fondamentali", quali, in prima battuta, cibo ed acqua.I casi italiani riguardano ad oggi soprattutto residenti di Emilia Romagna e Sicilia, a causa, nel primo caso, delle catastrofi alluvionali recenti e, nel secondo, della siccità. Per Anna Pirani, ricercatrice del Centro euromediterraneo sui cambiamenti climatici, , "i bambini che nascono oggi vivranno eventi climatici estremi più frequenti di quelli che noi abbiamo conosciuto. Su certi fenomeni ci può essere una reversibilità, altri potrebbero far registrare un recupero, altri ancora potrebbero invece essere irreversibili o ripiegare su una traiettoria diversa. Un processo come l'innalzamento del mare - ha tuttavia precisato - è irreversibile se confrontato con le nostre aspettative di vita". Comunque vada, il percorso verso una transizione energetica non può che essere lungo e costoso. "E' un processo complicato - prevede Daniele Franco, direttore scientifico della Fondazione Cini ed ex ministro dell'economia del governo di Mario Draghi - cambiare tutte le automobili e tutti i sistemi di riscaldamento delle case, tenendo anche conto del fatto che, ad esempio, non è ancora possibile far volare aerei alimentati da energia elettrica. Siamo entrati senza saperlo nell'antropocene, cioè il tempo in cui, per la prima volta, l'uomo incide sul clima". Franco ha parlato quindi di "miopia dei processi decisionali pubblici che tendono a penalizzare il futuro. Nelle democrazie - ha concluso - l'orientamento è spesso quello di premiare scelte che producano benefici nell'immediato futuro".







