di

Claudio Bozza

Per il presidente della Conferenza episcopale italiana è contro gli accordi Stato-Chiesa. La riforma riguarda le scelte del contribuente tra gli interventi cui destinare il contributo

«Esprimo delusione per la scelta del governo di modificare in modo unilaterale le finalità e le modalità di attribuzione dell’8 per mille di pertinenza dello Stato». Sono dure le parole che il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, riserva a Palazzo Chigi parlando della riforma che va a intaccare l’entità dei fondi che, attraverso la dichiarazione dei redditi dei cittadini italiani, vanno a sostenere le attività della Chiesa cattolica.

Il j’accuse di Zuppi è circostanziato: «È una scelta che va contro la realtà pattizia dell’accordo stesso, che ne sfalsa oggettivamente la logica e il funzionamento, creando una disparità che danneggia sia la Chiesa cattolica che le altre confessioni religiose firmatarie delle intese con lo Stato». L’arcivescovo di Bologna parla dalla sua città durante il convegno sui «Quarant’anni di sostentamento del clero», appunto quattro decenni dopo l’entratta in vigore della legge 222/1985 che ha riformato i rapporti tra Stato e Chiesa, superando il sistema della congrua e dei benefici ecclesiastici. Il cardinale ha ricordato che questa fonte di risorse «ci permette di essere vicini alle esigenze delle persone e a coloro che sentiamo più vicini alle nostre preoccupazioni: la lotta alla povertà, l’educazione, le tante emergenze in Italia e nel mondo». Queste, ha sottolineato, «sono una parte importante del nostro sforzo, per tutti».