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Dimitri Canello

Sentenza della Corte di Cassazione: Emanuele Costa si era avventurato in acque torbide e pericolose senza saper nuotare. La madre non avrebbe vigilato

Dopo ben 22 anni e cinque gradi di giudizio, la drammatica vicenda della morte del dodicenne Emanuele Costa, annegato nel 2003 nel lago di Santa Croce, in provincia di Belluno, si è conclusa con una sentenza definitiva inappellabile della Corte di Cassazione.

I giudici hanno stabilito un concorso di colpa del 20% a carico del ragazzino e della madre, Maria Vittoria, per negligenza e omessa vigilanza. La famiglia, che aveva già incassato un risarcimento, dovrà ora restituire parte della somma. La tragedia risale al 17 luglio 2003, quando Emanuele, che non sapeva nuotare, si era avventurato nelle acque torbide e pericolose del lago parzialmente prosciugato per lavori dell’Enel, perdendo la vita in una pozza di limo. Dopo una prima sentenza favorevole in Tribunale che aveva sottolineato la mancanza di cartellonistica segnaletica, con il riconoscimento di 400 mila euro alla madre e 200 mila euro ai nonni, la Corte d’Appello ribaltò il verdetto e la famiglia fu costretta a restituire parte della cifra. Ora, la Cassazione ha rigettato il ricorso dell’avvocata Alessandra Gracis, rendendo definitiva la decisione e imputando alla famiglia di restituire il 20% di quanto incassato.