MILANO. Un video di 12 secondi che lo ritrae in atteggiamenti intimi insieme con una ragazza può costare il processo a Leonardo Apache La Russa. La procura di Milano, infatti, ha chiesto per lui il rinvio a giudizio a distanza di quasi due mesi dalla chiusura delle indagini per revenge porn aggravato. Un’accusa grave per il terzogenito del presidente del Senato che i suoi avvocati Adriano Bazzoni e Vinicio Nardo proveranno a far cadere prima di arrivare a un eventuale giudizio. Con la giudice per l’udienza preliminare Lidia Castellucci, che ancora deve fissare la data d’udienza, la linea sarà che la condivisione su Whatsapp del breve filmato realizzato la notte del 19 maggio 2023 con l’amico Tommaso Gilardoni non abbia trovato obiezioni della ragazza ripresa. La ex compagna di scuola, all’epoca ventiduenne, quarantuno giorni dopo lo aveva denunciato per violenza sessuale e il 20 dicembre 2023 anche per «diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti» dopo aver scoperto l’esistenza e la circolazione contro la sua volontà dei filmati. La richiesta di rinvio a giudizio della procuratrice aggiunta Letizia Mannella e del pm Rosaria Stagnaro riguarda anche Gilardoni, che prima di andare nella casa di famiglia La Russa, aveva suonato come deejay nel club Apophis, dove Leonardo Apache aveva incontrato la ragazza. Anche Gilardoni, difeso dagli avvocati Alessio Lanzi e Luigi Stortoni, aveva inviato un video intimo della vittima a un terzo amico. Entrambi i filmati sono stati un elemento di non poco peso nella decisione dei pm, diretti dal procuratore Marcello Viola, di chiedere di archiviare La Russa e Gilardoni per la presunta violenza sessuale. «La visione di queste immagini - sottolineavano gli inquirenti - restituisce l’immagine di una ragazza in cui non era esclusa la capacità di autodeterminarsi rispetto al compimento degli atti sessuali». Una conclusione a cui si è opposto l’avvocato Stefano Benvenuto, legale della giovane. Per questo filone l’appuntamento in tribunale è già fissato per il 25 settembre davanti ad un altro giudice. —