TREVISO - È rimasto ferito nell’attentato del 12 novembre 2003 contro la base italiana a Nassiriya, in Iraq, dove persero la vita 28 persone, compresi 19 italiani. Lo scoppio del camion carico di esplosivo lanciato contro la struttura gli ha causato danni alla colonna vertebrale, riduzione dell’udito e vertigini. Per una invalidità permanente di quasi il 40%. Nonostante questo, però, il carabiniere oggi in servizio nella Marca non potrà avere un risarcimento extra. Dopo il Tar del Veneto, anche il Consiglio di Stato ha bocciato il suo ricorso contro il ministero della Difesa con il quale chiedeva 353mila euro di danni non patrimoniali, morali ed esistenziali. La giustizia amministrativa ha ritenuto sufficienti le indennità già assegnate al militare, al quale è stato riconosciuto lo status di vittima del dovere, per le lesioni riportate durante il servizio.
LA VICENDA Il carabiniere, appuntato scelto, che presta ancora servizio, si trovava in Iraq nell’ambito dell’unità multinazionale dell’Arma specializzata in operazioni per il mantenimento della pace (peacekeeping) in teatri di guerra. Il 12 novembre 2003 si trovava nell’area della base di Nassiriya. L’attentato si è verificato a pochi metri da lui. Fortunatamente è sopravvissuto, ma ha riportato importanti lesioni che lo hanno costretto a un lungo periodo di recupero. Nel 2015 si è rivolto al tribunale civile di Roma per «veder dichiarata la responsabilità datoriale del ministero della difesa, con conseguente condanna al risarcimento del danno sofferto a seguito dell’attentato». Quattro anni dopo le richieste sono state dirottate al Tar del Veneto. Quest’ultimo ha respinto il ricorso. Così nel settembre del 2022 il carabiniere si è rivolto al Consiglio di Stato. Il militare ha depositato anche delle ordinanze del Tar del Lazio in casi analoghi arrivate ad affidare l’incarico a un consulente tecnico d’ufficio per la quantificazione del danno. Il ministero della Difesa, dal canto proprio, ha evidenziato che per il carabiniere ferito a Nassiriya erano già state previste delle indennità. Ma non tutte già percepite. «Il diritto di credito è già acquisito, mentre solo il pagamento viene frazionato nel tempo», specificano i giudici. LA DECISIONE Alla fine il Consiglio di Stato ha chiuso la partita bocciando il ricorso del militare: «L’appello è infondato». «In definitiva - si legge nella sentenza - il danno non patrimoniale, comprensivo delle sue varie declinazioni, biologico, morale, esistenziale, risulta integralmente e ampiamente “coperto” dai benefici già riconosciuti a titolo indennitario. Sicché, in difetto di elementi di segno contrario, che era onere del ricorrente produrre, non è possibile invocare il ricorso ai poteri ufficiosi del giudice ai fini dell’accertamento di un eventuale maggior danno determinato da un aggravamento non provato».






