La diffusione della mobilità sostenibile è strettamente legata a un elemento spesso sottovalutato: le colonnine dedicate alle auto elettriche. La disponibilità di spazi di sosta attrezzati con ricarica, infatti, ha un valore strategico, forse persino maggiore di quello rappresentato dagli incentivi per l’acquisto o dall'arrivo di nuovi modelli di automobili. I parcheggi sono un nodo cruciale per la transizione della mobilità verso un futuro a zero emissioni. Quando trovare una presa nel parcheggio diventerà la norma, come oggi lo è trovare un semaforo sulla strada, allora la mobilità elettrica potrà decollare sul serio, trasformando i parcheggi da semplici luoghi di sosta a strutture attive per la transizione energetica.L’auto elettrica oggi: un freno chiamato infrastrutturaDal punto di vista degli operatori professionali, quali i gestori di flotte e le aziende di car sharing, l'implementazione di veicoli elettrici richiede una pianificazione infrastrutturale che garantisca la continuità operativa. L'utente finale interessato alla mobilità elettrica si confronta con la necessità di definire una strategia di ricarica che si integri con le proprie abitudini di spostamento. La praticità e la capillarità dell'infrastruttura di ricarica extra-domestica costituiscono variabili significative nella sua decisione di adozione.“Non è opportuno confrontare i tempi di ricarica con quelli del tradizionale rifornimento di carburante - spiega Armando Fiumara, country manager Italia di Driveco, operatore francese nel settore della ricarica elettrica. - Un’infrastruttura capillare e variegata consente infatti di ricaricare la propria auto non quando raggiunge il limite di capacità della batteria, ma piuttosto ogni volta che ce n’è l’opportunità nei contesti tipici della routine quotidiana: l’ufficio, il supermercato, la palestra, il parco, il centro storico.La necessità di una sosta dedicata alla sola ricarica dell’auto è quindi limitata esclusivamente ai lunghi viaggi lungo le autostrade, le quali si stanno dotando sempre più di stazioni ad alta potenza in grado di ridurre i tempi di sosta a pochi minuti”. La predisposizione di punti di ricarica direttamente integrati nei parcheggi aziendali, nei centri logistici e nei nodi di trasporto rappresenta una necessità strategica per minimizzare i tempi di inattività dei veicoli e massimizzare l'efficienza complessiva della flotta, con un impatto diretto sulla sostenibilità economica dell'esercizio.Si tratta di un’esigenza per accompagnare, peraltro, la diffusione delle auto elettriche, che ha vissuto fino al 2024 una fase di stallo: in base ai dati forniti dal think-tank Transport&Environment, nel 2024 le immatricolazioni nell’Unione Europea hanno raggiunto 1,4 milioni di unità (in calo rispetto agli 1,5 milioni dell’anno precedente), mentre il parco circolante complessivo dei mezzi Bev (battery electric vehicles) è composto da 4,4 milioni di autovetture (su un totale di 256 milioni, secondo i dati del 2023). Un’accelerazione importante è stata tuttavia registrata in molti paesi europei - compresa l’Italia - nei primi mesi del 2025.Colonnine ancora troppo assenti nei luoghi strategiciSecondo la sesta edizione del rapporto “Le infrastrutture di ricarica a uso pubblico di Motus-E”, quasi sette colonnine su dieci (67,8%) si trovano su suolo pubblico, spesso in aree urbane non sempre strategiche in termini di mobilità. Le strutture commerciali ne ospitano il 26%, mentre percentuali marginali si registrano presso le stazioni di servizio tradizionali (2,3%), le aree autostradali (1,1%) e le zone di interscambio come porti, aeroporti e hub ferroviari (0,9%).Ancora più ristretta è la diffusione nelle aree a uso limitato: appena il 2,2% è installato presso alberghi, b&b o strutture ricettive, lo 0,3% nei parcheggi aziendali e lo 0,01% in aree riservate a utenti professionali come taxi o flotte condivise. “I proprietari di veicoli elettrici raramente lamentano l’assenza di stazioni di ricarica”, spiega Fiumara. “L'Italia ha in realtà più stazioni di ricarica in rapporto al numero di veicoli elettrici circolanti rispetto a paesi come la Francia o la Germania. Chi decide di scegliere mezzi elettrici trova probabilmente come unico ostacolo reale la poca convenienza economica dovuta ai prezzi elevati del nuovo, l’assenza di un mercato dell’usato collaudato e tariffe di ricarica pubblica elevate”.È una fotografia che evidenzia un margine di crescita enorme, a patto di intervenire con politiche più mirate e investimenti nei nodi davvero critici per la mobilità. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) ha assegnato uno stanziamento di 713 milioni di euro per installare oltre 21.000 punti di ricarica ad alta potenza entro il 2026, con priorità proprio alle superstrade e ai centri urbani. Non tutte le ricariche, però, hanno lo stesso ruolo. E ciò vale anche per il tipo di corrente elettrica utilizzata. “La nostra strategia – prosegue il manager – punta su Fast e Ultra-fast charging. In quest’ottica, trasformare le infrastrutture esistenti a corrente alternata (Ac) in colonnine a corrente continua (Dc) o, preferibilmente, installare direttamente punti di ricarica in corrente continua nei luoghi strategici consente di ridurre drasticamente i tempi di rifornimento. Questo approccio supporta una mobilità elettrica più fluida, adattandosi a diverse tipologie di veicoli e a esigenze di ricarica sempre più rapide”.Accanto alla tecnologia, si fanno strada anche modelli di business diversificati. Alcuni operatori di parcheggi scelgono di investire direttamente nella rete di ricarica, integrandola nei propri servizi. Altri puntano su accordi con Cpo (Charge point operator), che gestiscono infrastruttura e manutenzione in cambio di una condivisione dei ricavi. La scelta dipende da volumi di traffico, tipologia di utenza e logica industriale. Distribuire in modo più intelligente le colonnine — nei luoghi dove le auto si fermano davvero e dove la ricarica può fare la differenza — è la prossima sfida per rendere la mobilità elettrica in Italia più accessibile, efficiente e capillare. I margini ci sono, le risorse pure. Ora serve accelerare il passo.Come saranno i parcheggi per auto elettriche del futuro?Non servono mega hub hi-tech. Basta partire da progetti concreti: inserire colonnine nei parcheggi di aziende e uffici pubblici, nei piazzali di ospedali e università, nei garage condominiali con sistemi di ricarica condivisa. Ogni stallo in più con una presa è un invito silenzioso a passare all’elettrico. Di conseguenza, l'integrazione di colonnine di ricarica rappresenta un valore aggiunto per i parcheggi, rendendoli più attrattivi per una clientela in crescita. Inoltre, questi punti di ricarica possono agire come una leva per generare traffico e guadagnare visibilità. I conducenti di veicoli elettrici, spesso alla ricerca di stazioni tramite app di navigazione e localizzazione dedicate, possono essere attratti da parcheggi che offrono questo servizio, con potenziali ricadute economiche positive per le attività commerciali o i servizi nelle vicinanze. In un contesto di crescente attenzione alla sostenibilità, le colonnine di ricarica per veicoli elettrici costituiscono un vantaggio per l’ottenimento di certificazioni ambientali riconosciute a livello internazionale, come Leed o Breeam.“L’aspetto delle certificazioni e dei punteggi di sostenibilità è ancora inspiegabilmente sottovalutato da molti operatori immobiliari, che manifestano spesso scarso interesse nell’opportunità di incrementare il valore dei propri immobili senza impegnare capitale e offrendo al contempo un servizio ulteriore alla comunità”, conclude Fiumara. Quest’ultima, ad esempio, è stata conseguita da molteplici centri commerciali italiani che offrono l’opportunità di ricaricare le auto elettriche, tra cui Il Gialdo (a Chieri, in provincia di Torino), CremonaPo (Cremona), I Gigli (Campi Bisenzio, in provincia di Firenze) e Maximo Shopping Center (Roma).Le certificazioni testimoniano l'impegno ambientale dei gestori immobiliari e possono contribuire a una maggiore valorizzazione finanziaria degli asset. La mancanza di una diffusa rete di ricarica nei parcheggi aziendali o nei nodi intermodali è un ostacolo significativo alla diffusione della mobilità elettrica. Le regole per l'installazione in proprietà condivise possono essere complesse, e spesso manca una chiara visione del ritorno immediato sull'investimento. La collaborazione tra Cpo, gestori immobiliari e aziende è quindi fondamentale per superare queste barriere e contribuire a rendere importanti persino dei luoghi finora anonimi come i parcheggi, rendendoli veri e propri catalizzatori dell’e-mobility.
Le colonnine per le auto elettriche sono ancora troppo poche, ed è un grosso problema
I parcheggi con ricarica e le infrastrutture facilmente accessibili potrebbero favorire l’adozione di veicoli green, ma la situazione non è ancora ottimale






