Un mercato del lavoro che resiste, ma è sempre più stretto tra denatalità, gap di competenze, e bassa produttività. La relazione del governatore di Bankitalia, Fabio Panetta, illustrata venerdì 30 maggio a palazzo Koch, è piuttosto chiara: l’occupazione ha superato nel 2024 le 24 milioni di unità, e il tasso di disoccupazione è sceso dal 10 al 6 per cento. Ma le nubi all’orizzonte non mancano.

Entro il 2040, come dice l’Istat, il numero di persone in età lavorativa si ridurrà di circa cinque milioni di unità. Ciò potrebbe comportare una contrazione del prodotto stimata nell’11 per cento, pari all’8 in termini pro capite. Ecco allora, ha proseguito Panetta, che è necessario aumentare i tassi di partecipazione, in particolare di giovani e donne. Il tasso di occupazione femminile è di gran lunga inferiore a quello maschile, e tra i peggiori a livello internazionale. Ci sono poi tanti italiani che lasciano il Paese: negli ultimi 10 anni sono emigrati 700mila connazionali, un quinto dei quali giovani laureati. Recuperare donne ed expat è certamente importante, complice anche il trend demografico in atto. Ma non basta: serve coinvolgere l’immigrazione regolare, che può fornire un contributo rilevante, soprattutto nei settori delle costruzioni e del turismo. Il contributo può estendersi anche alle attività a maggior valore aggiunto: ma qui, ricorda Panetta, l’Italia sconta un ritardo grave. Tra i principali Paesi è infatti quello con la più bassa quota di immigrati laureati.