Nella notte del 2 giugno, subito dopo le parole della premier Giorgia Meloni sul referendum (“vado a votare ma non ritiro la scheda”), i militanti di Gioventù popolare hanno attaccato un lungo striscione davanti la sede della Cgil Roma e Lazio, in via Buonarroti. “L’8 e il 9 giugno tutti al mare” e ancora “Fuck Cgil”. Il gruppetto è la giovanile di Democrazia Sovrana Popolare, movimento coordinato da Marco Rizzo (ex partito comunista) che però usa un lessico che si rifà al fascismo come il font usato per lo striscione. Mix rossobruni già visti.
Sulla loro pagina social, (dove scrivono anche che il patriarcato non esiste più e “la decostruzione del maschio crea uomini deboli”), spiegano il motivo per cui non bisognerebbe votare: i referendum sono promossi “da quella classe dirigente politica e sindacale, traditrice della classe lavoratrice, la quale ha approvato le peggio norme per precarizzare e privatizzare il mondo del lavoro”. In più “la cittadinanza va meritata, non regalata a fini elettorali”.
"Hanno paura del voto”, la risposta della Cgil Roma e Lazio che ha rimosso lo striscione. “Nella notte della Festa della Repubblica, fomentati dalle parole dei rappresentanti istituzionali, per ultima la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, un’organizzazione neofascista ha appeso uno striscione contro la partecipazione ai referendum davanti la sede della Cgil di Roma e Lazio”.










