Una giornata vissuta all’interno della casa circondariale femminile Germana Stefanini di Roma Rebibbia può avere molti significati. Il valore sociale dello sport è pratica di vita con gli altri, inclusione, rispetto. Perchè la convivenza è fatta di regole. Dopo aver coinvolto una ventina di carceri in tutta Italia, Vivicittà - Porte Aperte e il suo messaggio di speranza fanno tappa qui: un chilometro e mezzo con un percorso di quattrocento metri da ripetere quattro volte. È il pomeriggio di mercoledi 28 maggio, il caldo è soffocante e gli organizzatori e le organizzatrici dell’Uisp Roma sono al lavoro da ore. All’improvviso il viale di partenza-arrivo ricavato all’interno dell’Istituto (foto di Miriam Palma) si anima con una cinquantina di persone chiassose. E fatichi a riconoscere le donne interne al carcere e le atlete venuti da fuori. Qualche minuto di riscaldamento muscolare e poi tutte allineate per il via. E tra i significati di manifestazioni come queste, da ricercare nelle frontiere sociali e non sempre immediati da afferrare, c’è il valore del corpo, con tante donne dalle varie provenienze che ballano sulle note della hit albanese Te Ka Lali Shpirt. Il testo è quasi intraducibile in italiano. Ma il linguaggio del corpo non ha bisogno di traduttori.
Porte aperte con Vivicittà per le detenute di Rebibbia: il valore sociale dello sport
La manifestazione della Uisp fa tappa a Roma. Una ventina di appuntamenti nelle carceri di tutta Italia come messaggio di speranza
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