Almeno si sono parlati. E per dei negoziati ai quali era stata tolta ogni dignità, occorre accontentarsi. Ancora prima del loro inizio, la maggior parte dei politologi ed esperti russi aveva derubricato questo secondo giro di incontri turchi a un semplice appuntamento per scambiarsi i memorandum, sostenendo che non si trattava di colloqui veri e propri.

La durata dell’evento sembra accreditare questa interpretazione, un’oretta per consegnare i rispettivi dossier, arrivederci e grazie. È durato di più il ritardo che secondo la versione dei media vicini al Cremlino avrebbe accumulato il capo della delegazione ucraina, rimasto a parlare per oltre novanta minuti con il ministro degli Esteri turco. Tanto è bastato per scatenare l’ira di una pattuglia di osservatori di solito più pacati, ma che ormai sembrano avere assorbito le opinioni più dure filtrate ai media dai nazionalisti e dai blogger di guerra. «Una villaneria intenzionale da parte di un gruppo di terroristi, non certo di statisti». «Il governo ucraino è un governo di criminali, con i quali non è possibile nessuna pace».