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Nell’ultimo anno e mezzo, parlando della politica estera del suo paese, il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha usato in più di una occasione una frase forte: «Siamo dal lato giusto della storia».

Da quando è cominciata la guerra nella Striscia di Gaza, la Spagna è il paese occidentale che ha mantenuto la posizione più critica nei confronti di Israele e più solidale verso la causa palestinese. Per mesi il governo spagnolo di Sánchez (centrosinistra) è rimasto abbastanza isolato in queste posizioni, ma nelle ultime settimane le cose sono cambiate, e la Spagna si è trovata a fare da precursore quando più o meno tutti i governi occidentali hanno adottato posizioni più dure contro Israele.

Negli ultimi mesi il governo spagnolo ha riconosciuto lo stato palestinese (assieme a Irlanda e Norvegia) e sostenuto la causa per genocidio contro Israele presso la Corte internazionale di giustizia. Ha recentemente annunciato l’interruzione di tutti i commerci di armi con lo stato israeliano (benché al momento ci siano ancora contratti attivi e discrepanze), e Sánchez ha detto che il suo paese non fa affari con uno «stato genocida»: è stata la prima e unica volta che un leader occidentale ha accusato Israele di genocidio per quello che sta accadendo a Gaza.