Trafficando cocaina e marijuana avevano fatto soldi a palate ma oggi i “signori della droga”, che per anni hanno invaso il mercato barese, sono stati condannati a pene pesantissime. La sentenza è stata emessa dalla giudice Isabella Valenzi, al termine del rito abbreviato con il quale hanno chiesto di essere giudicati 49 uomini. Si tratta di esponenti di vertici e gregari dei clan Parisi-Palermiti di Japigia, tra loro anche il capo storico Eugenio Palermiti e il figlio Giovanni (condannati a 20 e 18 anni), il nipote Antonino (6 anni e 2 mesi) il genero Filippo Mineccia (20 anni), Radames Parisi (nipote del boss Savino, condannato a 18 anni), Silvio Sidella (20 anni), Emilio Moretti (referente di Madonnella, 3 anni e 8 mesi), il collaboratore di giustizia Michelangelo Maselli (5 anni e 2 mesi), Umberto Lafirenze (17 anni e mezzo), Raffaele Addante (20 anni), Michele Ruggieri 20 anni.
Quaranta in tutto le condanne, 8 le assoluzioni (Paolo D’Amato, Nicola Lorusso, Onofrio Addante, Giovanni Ferrante, Maurizio Larizzi, Giovanni Masodine, Giovanni Sidella, Domenico Luciani, una posizione è stata stralciataRegge dunque la tesi della Dda (pm Fabio Buquicchio, Ettore Cardinali, Federico Perrone Capano), secondo cui i due clan egemoni di Japigia avevano stretto un patto di ferro per comprare stupefacenti all’ingrosso e poi smerciarli in mezza città. La cosiddetta “società della droga” era una vera e propria azienda, con capitale iniziale da 40mila euro, che dava il diritto di acquisire posizioni di vertice, “mezze quote” versate da chi voleva investire un po’ meno, magazzinieri, trasportatori e spacciatori stipendiati come veri e propri lavoratori dipendenti.






