Il dilemma sull'interrogatorio del ministro Carlo Nordio di fronte al Tribunale dei ministri per la vicenda Almasri potrebbe non essere sciolto prima di giovedì prossimo.
Almeno un'altra settimana di stallo divide il Guardasigilli dalla scelta sull'opportunità di essere ascoltato, dopo la richiesta dei giudici, sul caso del generale libico accusato di crimini di guerra, prima arrestato e poi rilasciato e rimpatriato dalle autorità italiane lo scorso gennaio.
Sul ministro, rispetto agli altri vertici di governo indagati, pende in più anche l'ipotesi dell'omissione di atti d'ufficio.
Ma il titolare di via Arenula ha di fronte a sé tre opzioni prima della scadenza dei termini per la deposizione: presentarsi davanti ai magistrati, rifiutarsi o infine andare a riferire invocando il segreto di Stato.
La decisione di Nordio, inizialmente scettico sulla prima ipotesi, stenta però ad arrivare e a rallentarla potrebbe essere stata la deposizione resa già diverse settimane fa dal numero uno del Dipartimento per gli Affari di Giustizia (Dag) di allora, Giovanni Birritteri, il quale avrebbe assunto una dura posizione nei confronti della capo di gabinetto del ministero, Giusi Bartolozzi, con una propria versione che di fatto prende le distanze dalla vicenda. A quanto sarebbe emerso da alcuni testi, i tecnici del ministero avrebbero suggerito una bozza per formulare un nuovo mandato di cattura per Almasri, affinché potesse essere consegnato ai giudici dell'Aja.







