To honor your privacy preferences, this content can only be viewed on the site it originates from.

Tom Hardy è tornato ed è in gran forma. Dopo essersi perso - come la stragrande maggioranza dei migliori attori britannici - nei cinecomic hollywoodiani con la trascurabile trilogia di Venom, si è rimesso a fare le cose serie (e inglesi) con Mobland, gangster story in dieci episodi dal 30 maggio su Paramount+ prodotta dal Guy Ritchie di The Gentlemen. Il grande ritorno risale, in realtà, a qualche settimana fa con Havoc, solido noir di Gareth Evans dove interpreta un poliziotto corrotto, mentre qui è Harry De Souza, il braccio destro del mafioso irlandese Conrad (Pierce Brosnan) stritolato in una faida efferata con un criminale avversario. Harry lavora per gli Harrigan, il clan che domina la scena londinese del traffico di droga, e rende conto a Conrad, il quale è incline agli eccessi d'ira e alle decisioni avventate. Per fortuna, a sistemare sempre tutto c'è l'efficiente, feroce e preciso luogotenente, l'uomo da chiamare per uscire da ogni sorta di guaio.

Tutto inizia quando il nipote di Conrad, Eddie (Anson Boon), un giovanotto stupido, violento e viziato (nonché il cocco di nonna Maeve, che lo blandisce e manipola) accoltella un tipo in un nightclub mentre è in compagnia di Tommy, il figlio di Richie Stevenson, boss criminale locale che controlla lo spaccio di fentanyl bramato dagli Harrigan. Quella che ne consegue è un sanguinosa faida che vede i cadaveri, anche quelli dei parenti delle rispettive dinastie più stretti, impilarsi in un’escalation alimentata da tradimenti, doppi giochi e agende personali. Ronan Bennett, sceneggiatore e creatore di Moblan, che originariamente l’aveva concepita come no spinoff dell’ottimo Ray Donovan, paragona il crimine organizzato a un'attività imprenditoriale basata sulla gestione accurata delle personale. Mentre gli Harrigan prendono le decisioni, Harry le fa eseguire. Il capo, ufficialmente, è Conrad, ma questi in in realtà è indebolito da una personalità erratica: è il tipo di persona instabile e umorale che non vorresti avere come tuo superiore.