Ha scelto di parlare, dicendo di più rispetto alla confessione che aveva già reso subito dopo il fermo. "Martina ha rifiutato un abbraccio. Era di spalle e l'ho colpita", dice davanti al gip Alessio Tucci, reo confesso femminicida. Colpita tre volte. Lei, a quel punto, non respirava più. Così ne ha nascosto il corpo in un armadio nel casolare diroccato di Afragola dove è stato poi ritrovato il corpo della 14enne. Durante l'interrogatorio nel carcere di Poggioreale, Alessio Tucci, 19 anni da compiere a luglio, accusato di omicidio pluriaggravato ed occultamento di cadavere per l'uccisione dell'ex fidanzata Martina Carbonaro, ha risposto per poco meno di un'ora alle domande della giudice Stefania Amodeo, alla presenza del suo avvocato Mario Mangazzo.
Al termine dell'udienza di convalida del fermo, il gip di Napoli Nord ha disposto la permanenza in carcere per il giovane. Il 3 giugno è previsto il conferimento dell'incarico al perito della procura che eseguirà l'autopsia. Poi si potranno svolgere i funerali. Si è detto che la ragazza fosse ancora viva quando è stata chiusa nell'armadio e nel provvedimento di fermo si parla di "probabile agonia della vittima dopo il primo colpo inferto". "Non sappiamo se fosse viva, ma Tucci - dice Mangazzo - ha dichiarato che la povera Martina non respirava più, ha sentito che non respirava più. Comunque non c'è stato accanimento. Ci sono stati questi tre colpi e la ragazza poi ha perso i sensi quasi subito. Accanimento non c'è stato per il numero dei colpi inferti".











