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Le arti marziali miste, o “Mma” dall’acronimo in inglese, sono uno sport con problemi di reputazione e non senza buone ragioni. Sono malviste perché prevedono l’uso della violenza in modo più evidente anche rispetto agli altri sport da combattimento, ma anche per alcuni pregiudizi (per esempio quello secondo cui non ci sarebbero regole) e per l’ambiente che si è sviluppato attorno allo sport, cioè la lega Ultimate Fighting Championship (Ufc), seguita e apprezzata dal presidente statunitense Donald Trump e da dittatori e autocrati di paesi non democratici.

C’è anche però chi apprezza le arti marziali miste senza riconoscersi nell’ambiente dell’Ufc, ma per l’essenza di questa pratica sportiva: tra queste persone ci sono l’ex lottatore Alessio Di Chirico, terzo atleta italiano a combattere nella lega, e Daniele Manusia, fondatore e direttore del sito di informazione sportiva Ultimo Uomo. Insieme hanno scritto il libro Sempre, ovunque, contro chiunque. Vita di un fighter di Mma, uscito con la casa editrice 66thand2nd, che racconta la storia di Di Chirico e la sua visione sulle arti marziali miste. Ne pubblichiamo un estratto.

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In Italia non si è mai parlato di Mma come in quegli ultimi mesi del 2020. Per le ragioni sbagliate, anzi per la ragione più sbagliata in assoluto. Per la morte di un ragazzo di ventun anni, Willy Monteiro Duarte, ucciso in una rissa a Colleferro, paese dei Castelli Romani, la notte tra il 5 e il 6 settembre. Monteiro Duarte era un ragazzo di origine capoverdiana, solare e sorridente nelle foto pubblicate in quei giorni sulle prime pagine di tutti i giornali, un ragazzo che lavorava già come cuoco e che i suoi amici descrivevano come serio, responsabile, uno su cui si poteva contare. Quella sera ha raggiunto gli amici in piazza e quando è scoppiata quella rissa si è messo in mezzo facendo da scudo a un amico in terra, ricevendo un colpo al torace, un calcio, così forte da causargli un arresto cardiaco.