Da strumento necessario per contrastare acquisizioni in grado di minare la sicurezza nazionale a bastone giuridico da agitare nei confronti di chi è meno allineato al governo. Questo il destino ormai conclamato del cosiddetto golden power, ovvero l’autorizzazione che l’esecutivo può accordare o negare a un’operazione finanziaria o, come avviene in queste settimane, alle offerte pubbliche sul mercato azionario. Anche tra soggetti nazionali. Ha ragione Matteo Renzi quando su Mf di oggi sostiene, riferendosi ai tanti paletti posti all’Ops di UniCredit su Banco Bpm, che è «un atto politico per colpire manager sgraditi».
Il golden power è ormai una farsa italica
C’è un colossale conflitto d’interesse nell’uso di questo strumento giuridico quando il ministero dell’Economia è parte dell’operazione di Monte Paschi su Mediobanca. E sarebbe forse più onesto dire, da parte della Lega, che il Banco Bpm, peraltro ben gestito da Giuseppe Castagna, è ormai una sua pertinenza politica











