Quella notte all'Heysel a vedere la finale dell'allora Coppa dei Campioni Juventus-Liverpool "c'ero anch'io sugli spalti, sarei dovuto andare nella curva Z ma grazie al biglietto datomi da Morini andai nel settore opposto e mi salvai la vita per miracolo".
A 40 anni da quel 29 maggio nello stadio di Bruxelles dove morirono trentanove persone (di cui 32 italiane, e ne rimasero ferite oltre 600) Emilio Targia, allora giovane tifoso bianconero e oggi giornalista e autore di un libro scritto con l'obiettivo "di non dimenticare quella partita", ricorda la sua tragica esperienza vissuta in presa diretta.
Una strage della quale fu testimone e da cui andò in stampa 'Quella notte all'Heysel' (la nuova edizione uscita all'inizio di maggio): "Quel giorno - racconta Targia - ero lì nemmeno vent'enne e solo il destino ha deciso che non dovessi vedere la partita nella curva Z, ero nella curva giusta grazie all'ex Juve Morini e mi sono salvato la pelle per caso. E devo dire che non bisogna usare la parola tragedia ma strage. Quella notte era diventata un'arma contro la Juve ma è stata una strage che ha riguardato tutti. Sono morti 39 cittadini europei. Una strage - puntualizza Targia - con dei colpevoli precisi e mi sono reso conto che era doveroso e necessario scrivere un libro. Quella notte mi ero portato una cinepresa super 8 ed un piccolo registratore, avevo già quell'innato istinto da giornalista e mettendo insieme tutto tra memoria e supporti magnetici ho ricostruito quello che è successo per non dimenticare".










