“C'è una probabilità del 70% che il periodo 2025-2029 sarà più caldo di oltre 1,5 °C rispetto al periodo preindustriale”. L’allarme arriva in un rapporto appena pubblicato una fonte autorevolissima: l’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo) che ha sede a Ginevra, sotto le insegne dell’Onu, e che è guidata dalla scienziata argentina Celeste Saulo. Insomma ci siamo: la soglia simbolica del grado e mezzo in più, usata come confine da non oltrepassare nell’Accordo di Parigi del 2015, sta per essere varcata stabilmente.

D’altra parte già il 2024, anno più caldo della storia da quando si fanno questo tipo di misure, aveva superato gli 1,5 gradi (1,55 per l’esattezza). La comunità dei climatologi ci tiene a precisare che anche un eventuale sforamento di 5 anni non implicherebbe automaticamente il fallimento dell’Accordo di Parigi: “L'aumento della temperatura dovrebbe essere misurato in medie di 20 anni e non di quinquennali”. E tuttavia non si vedono segnali, nelle politiche climatiche nazionali e globali, che si possa mettere in moto rapidamente una inversione di tendenza: le emissioni di gas serra continuano ad aumentare e gli impegni presi dai governi nelle Conferenze Onu sul clima fanno fatica a essere messi in atto.