Australia e Cina sono (di nuovo) sull’orlo di una crisi diplomatica. L'ambasciatore cinese in Australia ha condannato un progetto del governo australiano che porterebbe il porto di Darwin, nel Territorio del Nord, di nuovo sotto il controllo di Canberra nonostante un contratto di affitto concesso a una società del Dragone. Nel 2015, al gruppo cinese Landbridge è stata attribuita una concessione di 99 anni sul porto di Darwin, una decisione ampiamente criticata che ha portato a un esame più rigoroso sulle vendite di infrastrutture importanti.
Ad aprile, il primo ministro Anthony Albanese ha dichiarato che il porto dovrebbe essere «nelle mani degli australiani», impegnandosi a riprendere il controllo di questo «bene strategico». L'ambasciatore cinese a Canberra Xiao Qian ha a sua volta esortato l'Australia a onorare il contratto con Landbridge, una società tentacolare specializzata in energia e infrastrutture. «Un'impresa e un progetto di questo tipo meritano di essere incoraggiati e non sanzionati», ha dichiarato, secondo un testo pubblicato sul sito web dell'ambasciata cinese nel fine settimana. «È eticamente discutibile affittare il porto quando non è redditizio e poi cercare di recuperarlo una volta che diventa redditizio», ha sottolineato l'ambasciatore che ha anche fatto intendere come tale iniziativa sia stata sollecitata da Washington.






