TOKYO. Pikachu, Naiki (Nike), Daiya (Diamante), Pū (come in Winnie the Pooh), Kitty, (ispirato al gatto Hello Kitty Chan) o ancora Ōjisama (Principe) e Akuma (Diavolo).

Ora In Giappone i genitori non avranno più carta bianca sui nomi da dare ai propri figli, dopo l'introduzione questa settimana di nuove regole sulla pronuncia dei caratteri kanji. Lo riporta il Guardian sottolineando che la novità è stata introdotta per porre fine all'uso dei nomi “kirakira” (brillanti o scintillanti), creando grattacapi amministrativi alle autorità locali e, in alcuni casi, suscitando lo scherno dei compagni di classe.

Sebbene le revisioni della legge sul registro di famiglia non vietino i kanji (caratteri di origine cinese usati nella scrittura giapponese), i genitori sono tenuti a informare le autorità locali della loro lettura fonetica, nel tentativo di eliminare pronunce insolite o controverse.

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Il dibattito sui nomi kirakira è in corso dagli anni '90, a causa dell'aumento di soprannomi basati su letture non ortodosse dei kanji. Molti genitori sono stati criticati per aver dato ai propri figli nomi di personaggi o marchi famosi.