L’“appello” al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Una petizione da un milione di firme raccolte in tre settimane “per far diventare la sanità un elemento primario”. L’avviso che è in gioco “un principio cardine su cui si fonda la Costituzione” e cioè il diritto alla salute “uguale per tutti e che non conosca differenze di portafoglio”.
Le 27mila strutture private accreditate con il Ssn che fanno capo a 350mila dipendenti hanno messo in campo una strategia massiccia in vista dell’appuntamento del 27 maggio, che hanno cerchiato in rosso: la decisione del Tar Lazio sul tariffario della specialistica ambulatoriale che regola il pagamento delle prestazioni offerte dal Servizio sanitario nazionale (i Livelli essenziali di assistenza o Lea). E che nei mesi scorsi era stato profondamente riorganizzato dal ministero della Salute nell’ambito della revisione di entrambi i “prezziari” delle prestazioni Ssn, per la protesica e per la specialistica.
Il mantra: adeguare le tariffe
La protesta sulle tariffe per visite, analisi e altri test era partita subito. Con lo scotto, per i laboratoristi in particolare, di una fine dell’anno tormentata in vista dell’entrata in vigore dei tariffari dal 1 gennaio 2025. Il Tar del Lazio dopo il loro ricorso aveva infatti prima sospeso (30 dicembre) e poi - su istanza del ministero della Salute e con una “inversione a U” - ripristinato l’indomani (ultimo dell’anno giorno di San Silvestro) il tariffario sulla specialistica ambulatoriale. Il 31 gennaio, un nuovo colpo: con l’ordinanza 696/2025 il Tar Lazio ha rigettato la richiesta di sospensiva del Dpcm sui Lea che era stata presentata dagli ambulatori privati accreditati e ha fissato al 27 maggio, appunto, l’udienza di merito.








