Mentre la stagione dei grandi live italiani scalda i motori – con Vasco Rossi pronto a inaugurare il tour il 27 maggio da Bibione – il settore si affaccia all’estate 2025 con uno stato di salute buono, ma con le sue storiche fragilità ancora tutte sul tavolo. «Il nostro settore – afferma Bruno Sconocchia, presidente di Assoconcerti (associazione degli organizzatori e produttori di musica dal vivo) – è sempre sottovalutato, e non si coglie appieno l’importanza economica, sociale e culturale del lavoro che facciamo».

Sconocchia mette in fila i numeri, tratti dai rapporti Siae. Nel 2023 i concerti pop, rock e di musica leggera in Italia hanno superato i 36mila eventi, totalizzando 23,7 milioni di spettatori e quasi 894 milioni di euro di incasso al botteghino. «Sono numeri eccezionali che hanno raddoppiato i risultati del 2019, e che nel 2025 ci aspettiamo possano ancora crescere». Una cavalcata, ma su una pista stretta: «Quasi il 50% dei concerti si concentra nei soli mesi di giugno e luglio. Nel dettaglio il 19% in giugno e il 30% in luglio. E tutto questo per l’assenza di spazi idonei nel resto dell’anno. Finisce luglio e si ricomincia a preparare i campi per il calcio».

Un altro dato chiave: il 55% dei concerti si tiene al Nord (29% nel Nord-Ovest, 26% nel Nord-Est), mentre il Centro e il Sud si spartiscono appena il 38%, con le isole ferme a un misero 7%. «Cristo non si è fermato a Eboli, ma noi ci fermiamo addirittura a Roma», dice Sconocchia con amara ironia. «Al Sud mancano del tutto spazi adeguati per gli spettacoli invernali. In tutta Italia, solo Milano, Bologna e Torino hanno strutture indoor da 15mila posti. A Roma il massimo è il Palazzo dello Sport da 7.500. E poi basta. Napoli, Catania, Palermo, Reggio Calabria: il vuoto».