CITTA’ DEL VATICANO. L'Africa come futuro della Chiesa. Il continente sarà centrale nell'azione di Leone XIV. Ne sono convinti il vescovo del Sud Sudan, Edward Hiiboro Kussala, e padre Edward Danaing Daleng, procuratore generale dell'Ordine di Sant'Agostino e consigliere generale per il continente. «Chiediamo al nuovo Papa di continuare a sostenere la pace nel nostro Paese, esortando tutti i leader politici a tornare al tavolo delle trattative per far cessare le violenze. Chiediamo che levi alta la sua autorevole voce, che potrà essere uno stimolo affinché la comunità internazionale possa davvero aiutarci», spiega monsignor Hiiboro Kussala, vescovo della diocesi di Tombura-Yambio, che si estende per oltre 81.000 chilometri quadrati nella parte occidentale della nazione africana, parlando ai media vaticani. Racconta il presule: «Nei giorni scorsi un giovane della parrocchia Santa Maria Aiuto dei Popoli, che si trova nella città di Tombura, è stato ucciso da alcuni ribelli arrivati di notte dalle foreste circostanti, dove si annida la guerriglia e impazzano gli scontri».
Papa Leone XIV arriva a S. Giovanni in Laterano per prendere possesso della basilica
Quando hanno sparato a bruciapelo al ragazzo - che ricopriva anche l'incarico di coordinatore diocesano della Caritas - stava dormendo all'esterno della struttura religiosa, nella quale da mesi sono accampati oltre 5.000 sfollati che hanno dovuto abbandonare le proprie case per non rimanere stretti nella morsa del conflitto. Il vescovo ammette che tra loro c’è chi pensa che anche quello che ritenevano un luogo sicuro ormai non lo sia più: «La loro situazione è terribile, non hanno più nulla. L'arrivo degli aiuti umanitari è stato interrotto, mentre c'è una grande emergenza sanitaria. Inoltre, per i bambini non esiste alcuna possibilità di partecipare a una qualsiasi forma di istruzione. L'unico sostegno che la nostra diocesi ha potuto dare a questa gente sono stati 25.000 euro donati da Caritas Austria. Ma è passato più di un anno». E poi, aggiunge monsignor Hiiboro Kussala, a complicare la situazione ci sono anche «i profughi che scappano dal vicino Sudan in guerra. Sono davvero molti: noi li avremmo dovuti aiutare, ma ora non possiamo». Le zone sudsudanesi più colpite dagli scontri si stanno difatti ampliando ogni giorno: «Sono quelle nei pressi di Malakal, la capitale dello Stato dell'Alto Nilo, quelle vicino al villaggio di Nasir e poi tutti i punti di frontiera con il Sudan. Senza dimenticare Juba, dove cibo e acqua sono diventati un miraggio». Questo Anno Santo invita tutti i battezzati a cercare la speranza, ma anche ad essere segni di speranza per l'umanità. E in questo senso il continente africano offre al mondo intero una grande testimonianza. Così Papa Leone XIV si è rivolto ieri ai partecipanti al pellegrinaggio giubilare per la pace in Africa degli ambasciatori africani accreditati presso la Santa Sede e presso l'Italia, incontrati a sorpresa nella Basilica Vaticana, al termine della messa presieduta presso l'Altare della Cattedra, dal cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson e concelebrata dal cardinale Francis Arinze e dall'arcivescovo Fortunatus Nwachukwu, segretario del Dicastero per l'Evangelizzazione.






