L'estro di un protagonista inconfondibile del Rinascimento italiano per chiudere alla grande un ciclo ventennale.

Il Prado affida all'arte di Paolo Veronese la conclusione di uno dei suoi progetti più ambiziosi: una mostra sul maestro del Cinquecento è infatti l'ultimo episodio di un lungo percorso di "ricerca e rivalutazione" della collezione interna di pittura veneziana.

La nuova esposizione, in programma fino al 21 settembre e sostenuta dalla Fondazione Axa, segue così quelle già ospitate dal museo madrileno sui Bassano (2001), su Tiziano (2003), su Tintoretto (2007) e su Lorenzo Lotto (2018). 'Paolo Veronese (1528-1588)', aperta al pubblico da martedì 27 maggio, propone un excursus lungo tutta la vita artistica del Veronese: dai primi passi nella Verona natale all'incontro con la pittura di miti già attivi al suo tempo, come Tiziano e Raffaello; dal grande salto a Venezia e dall'affermazione come artista riconosciuto allo sviluppo di un percorso eterogeneo e innovatore e di uno stile unico, fino alle novità riscontrabili nelle fasi finali della sua attività. In aggiunta, c'è anche una sezione riservata ai primi dei tanti ammiratori conquistati durante i secoli dalla sua arte ("la sua non è pittura, è magia", diceva di lui già nel 1660 l'artista Marco Boschini): spazio dunque a dipinti de Il Greco, Annibale Carracci, Rubens e Alonso Cano, anche se la lista potrebbe proseguire con Velázquez, Delacroix, Cezanne e non solo.