È durata due giorni la minaccia di Donald Trump di imporre già dall’1 giugno dazi del 50% alla Ue rea di “approfittarsi degli Stati Uniti sul commercio” e non negoziare abbastanza rapidamente un accordo con Washington. Nella notte italiana è arrivata la notizia che, dopo il primo colloquio telefonico diretto con Ursula von der Leyen, il presidente degli Stati Uniti ha deciso di riportare il giorno del giudizio al 9 luglio. Cioè la data fissata quando, il 9 aprile, ha rinviato di 90 giorni i dazi reciproci (calcolati con una formula senza senso economico) annunciati una settimana prima per una lista di Paesi e aree geografiche.
Ripensamenti da capogiro, con conseguenze pesantissime: venerdì scorso, dopo l’uscita di Trump, le Borse europee erano precipitate. Lunedì mattina, dopo l’annuncio della marcia indietro, il recupero. Il Dax di Francoforte ha chiuso a + 1,7%, il Cac 40 di Parigi ha guadagnato l’1,2% e l’Ibex 35 di Madrid lo 0,8%. A Piazza Affari, indice in rialzo dell’1,3%, con Stellantis, Saipem e Leonrado a guidare il recupero. Londra chiusa per festività.
“Oggi ho ricevuto una chiamata da Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, che mi ha chiesto una proroga della scadenza del primo giugno per le tariffe del 50% in relazione al commercio e all’Unione Europea”, ha scritto Trump su Truth. “Ho detto sì alla proroga, che è stata fissata al 9 luglio 2025. È stato un privilegio per me farlo. La presidente della Commissione ha affermato che i colloqui inizieranno rapidamente“. Tradotto: Bruxelles avrebbe acconsentito, dice l’inquilino della Casa Bianca, a velocizzare le trattative che finora stavano procedendo a un ritmo ritenuto frustrante dai delegati Usa.













