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Una cosa abbastanza risaputa sui gatti domestici è che quasi tutti quelli arancioni sono maschi e quasi tutti quelli di tre colori, tra cui l’arancione, sono femmine. Gli scienziati sospettavano già da decenni che questa particolarità dipendesse da un gene specifico e avesse a che fare con il cromosoma sessuale X, ma non si sapeva quale fosse il meccanismo di attivazione. Due recenti studi di genetica lo hanno finalmente chiarito: il colore dei gatti arancioni dipende da una mutazione.
È una scoperta che potrebbe avere risvolti importanti, perché entrambi gli studi analizzano in dettaglio un tipo particolare di mutazione cromosomica in cui manca un tratto di DNA (la delezione: è anche alla base di diverse sindromi e malattie congenite umane). In pratica ai gatti arancioni manca un pezzetto di genoma, e questo fa sì che i melanociti – le cellule responsabili della tonalità della cute, dei follicoli piliferi e degli occhi – producano colori più chiari.
La scoperta è stata presentata in due articoli usciti sulla rivista scientifica Current Biology, ed è stata fatta in modo indipendente da un gruppo di ricerca dell’Università di Kyushu, in Giappone, e da uno dell’Università di Stanford, negli Stati Uniti. Quello statunitense, tra le altre cose, ha raccolto centinaia di campioni di DNA coinvolgendo proprietari di gatti incontrati in diverse mostre feline in giro per il mondo. Ha anche contattato diverse cliniche di sterilizzazione per avere campioni prelevati da gatti randagi.








