Tesi, però, smentita dalla stessa fondazione dedicata al magistrato, che ha curato l’evento svoltosi nei pressi dell’albero del ricordo: «Non c’era alcuna voglia di alimentare polemiche. È vero il silenzio del trombettista è arrivato con qualche minuto di anticipo, ma la politica non c’entra nulla e chi tenta di strumentalizzare commette un errore di valutazione. È così difficile comprendere che per chi, come noi, porta nel corpo e nell’animo quelle ferite non rimarginabili, le 17.58 del 23 maggio del 1992 scoccano e segnano ogni attimo della nostra vita da 33 anni? Per noi la memoria non è un cronometro, ma impegno in ogni attimo della nostra vita».