Liliana Resinovich è morta il giorno stesso della sua scomparsa. Il marito Sebastiano Visintin l’ha sorpresa nei pressi del parco in cui il suo corpo è stato trovato, aggredita con “percosse, urti e graffi”, per poi soffocarla. A tre anni e mezzo dall’omicidio della 63enne triestina, per la prima volta la procura di Trieste formalizza una possibile ricostruzione del delitto. Il cui responsabile – la pm Iozzi, incaricata dell’indagine, non sembra averne dubbi - sarebbe il marito della donna.

Il quadro, scrive IlPiccolo, emerge dalla richiesta di assumere la testimonianza di Claudio Sterpin, l’amico di Liliana Resinovich, in sede di incidente probatorio. L’uomo è anziano e non sta bene, c’è necessità di cristallizzare le sue dichiarazioni. L’istanza è stata presentata al pm dall’avvocato Nicodemo Gentile, che assiste il fratello di Liliana Resinovich, e accolta dall’ufficio di procura. Adesso toccherà al giudice per le indagini preliminari decidere al riguardo.

La svolta arriva a pochi mesi dal deposito della superperizia della dottoressa Cristina Cattaneo, che sulla base di nuove, approfondite indagini ha smentito la tesi del suicidio, scovando sul corpo della 63enne le tracce, fino ad allora mai individuate, di un omicidio per soffocamento.