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Il dipartimento del Tesoro statunitense (cioè il ministero dell’Economia) ha annunciato che smetterà di acquistare i materiali con cui produce le monete da un centesimo, che nei paesi anglosassoni vengono chiamati penny, e che una volta esaurite le scorte smetterà di fabbricare le monete stesse. È una misura discussa da tempo negli Stati Uniti: lo aveva chiesto all’inizio del suo mandato Donald Trump, ma anche Barack Obama li aveva criticati, più di dieci anni fa. Il motivo principale per cui è stato deciso di interromperne la produzione è che per fare ciascuna moneta da un centesimo il dipartimento del Tesoro spende 3,69 centesimi.
Il costo di produzione è aumentato molto negli ultimi dieci anni: nel 2015 fare una moneta da un centesimo costava 1,3 centesimi di dollaro. L’aumento del prezzo ha a che fare principalmente con l’aumento dei costi delle materie prime. Negli Stati Uniti i penny sono fatti al 97,5 per cento di zinco e sono ricoperti di bronzo, che ammonta al restante 2,5 per cento della loro composizione. La fine della produzione farà risparmiare ogni anno 56 milioni di dollari al governo, che conta di ottenere risparmi ancora maggiori una volta che gli impianti di produzione dei penny saranno riconvertiti ad altri scopi.






