Non è raro che sotto il sole turco certi luoghi riescano a far scomparire il presente, come se i secoli si potessero scrostare via come la vernice da un vecchio muro.
Efeso, per esempio.
Lì, tra colonne zoppe e biblioteche che si ostinano a stare in piedi, l’antichità non è solo una cosa da cartolina: è una presenza ostinata, quasi invadente.
Un tempo, questa era la New York del mondo antico: 250.000 abitanti, traffico di spezie, filosofi, prostitute sacre e qualche imperatore di passaggio. E il bello è che tutto questo fermento succedeva mentre Roma era ancora un ragazzo che giocava con le oche sul Tevere.
Passeggiando per le sue vie lastricate e lambite dal vento, oggi ci si sente più archeologi emotivi che turisti. La Biblioteca di Celso, per esempio: scenografica come una diva del muto, con la sua facciata a due piani che finge profondità e sapienza. Ci sono statue allegoriche, certo, ma quello che manca è il silenzio: quello vero, non quello fatto di auricolari e guide che gracchiano in tre lingue.






