I ragazzini con gli smartphone in mano pensano di essere invincibili, trasgrediscono le regole, non riconoscono il ruolo dei docenti. Li sbeffeggiano, li aggrediscono, li minacciano durante le lezioni. «Gioventù bruciata», bisbiglia il personale scolastico fuori dall’istituto Zerboni di Torino dove ieri un professore trentenne è stato aggredito da uno studente all’interno della palestra.

È lo stesso insegnante che due settimane fa era stato colpito con calci e schiaffi da un altro ragazzo già allontanato dalla scuola. Il docente aveva anticipato il rientro dal periodo di malattia. «Devo iniziare le interrogazioni», aveva motivato la scelta. Ma è stato aggredito di nuovo. L’episodio è avvenuto intorno alle 10,30, nella sede di via della Cella, nel quartiere Madonna di Campagna: due studenti minorenni si trovavano nello spogliatoio della palestra quando il professore ha chiesto loro di uscire, probabilmente per iniziare le interrogazioni di diritto, materia che insegna. Uno dei due lo ha colpito al volto mentre l’altro ha reagito con minacce verbali. «Nessuno può dirci cosa fare», la sfida dei giovani agli adulti. L’insegnante è stato trasportato in codice verde all’ospedale Maria Vittoria. I due studenti sono stati identificati e risultano indagati dalla polizia per lesioni e minacce. Ai colleghi che lo hanno sentito per mostrargli solidarietà (espressa anche dal sindaco Stefano Lo Russo) il docente ha confidato di essere «sconfortato», di non volere né tornare in aula né partecipare agli scrutini finali.