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Rozzano è una piccola cittadina lombarda a sud di Milano. Sul piano amministrativo il suo territorio forma un Comune a sé stante, ma di fatto vive tutte le difficoltà dei quartieri periferici di una grande metropoli. L’enorme quantità di case popolari, per decenni lasciate a se stesse, il lavoro che non c’è, gli scarsi collegamenti col centro della città, l’abbandono scolastico, la microcriminalità, la povertà economica ed educativa di chi c’era prima e delle persone straniere arrivate negli ultimi anni.

Per tutte queste ragioni, ma anche per un’immagine un po’ superficiale di posto malfamato in cui non funziona niente di niente, il governo ha incluso Rozzano tra le città comprese nel cosiddetto decreto Caivano bis, che fra le altre cose prevede un fondo da circa 180 milioni di euro per riqualificare le zone considerate fra le più degradate d’Italia. È l’unica città del nord inserita nel piano.

A Rozzano in particolare arriveranno circa 22 milioni di euro: non sono tanti ma nemmeno pochi, per una città di 42mila abitanti che ogni anno ha entrate ordinarie poco superiori ai 60 milioni di euro. I fondi del decreto Caivano bis saranno gestiti da un commissario e ancora non si sa con certezza come verranno spesi. La giunta attuale, che ha proposto una lista di progetti, presto se ne andrà: domenica 25 e lunedì 26 maggio in città si voterà per un nuovo sindaco, che avrà comunque una voce in capitolo su come spenderli.