Tokyo col segno meno, Cina continentale piatta. Tutt’altro che esaltante il quadro delle borse asiatiche di giovedì 22 maggio. L’indice giapponese Nikkei perde l’1,09 per cento. In scia alla contrazione a Wall Street, la piazza giapponese aveva aperto all’insegna di un calo dell’1,11%, a quota 36.885,38, con una perdita di 413 punti. Sul fronte dei cambi lo yen guadagnava terreno sul dollaro, a 143,60, mentre appariva poco variato sull’euro, a 162,80.
Tutto questo dopo l’aumento dei rendimenti sul mercato obbligazionario e in attesa dell’avvio del terzo round dei negoziati sul commercio, tra la delegazione del Giappone e l’amministrazione Trump a Washington.
Ttitoli della Cina continentale sostanzialmente fermi, mentre i guadagni delle banche e delle società minerarie contrastano le preoccupazioni per la salute fiscale della più grande economia del mondo.
Alla pausa di mezzogiorno, l’indice Shanghai Composite è piatto a 3.387,63 punti, mentre l’indice blue-chip CSI300 appare in rialzo dello 0,13% a 3.921,28 punti. Le banche hanno sovraperformato, guidando i guadagni nelle contrattazioni mattutine, con il sottoindice in aumento dello 0,85 per cento.
La recente decisione della Cina di abbassare i tassi di riferimento, compresi quelli sui depositi presso i principali istituti di credito statali, dovrebbe guidare gli istituti di credito più piccoli ad adottare misure simili per alleviare la pressione sui margini di interesse in diminuzione.








