Ci sono le grandi crisi internazionali come l’Ucraina e il Medio Oriente ma ci sono anche quelle periferiche che il mondo ignora. Ne sta montando una fra il Venezuela e la Guyana ex britannica. La parte occidentale della Guyana si chiama Esequiba ed è rivendicata dal Venezuela; il governo di Nicolás Maduro vuole tenervi delle elezioni per dimostrare che il territorio le appartiene, e la reazione dei guyanesi è furibonda.

Il Generale di Brigata Omar Khan, che guida le forze di difesa della Guyana, ha avvertito che “qualsiasi residente che partecipi alle elezioni domenica 25 maggio organizzate dal Venezuela nell'Esequiba sarà accusato di tradimento. Se qualcuno partecipa o compie un'azione simile, equivarrà a sostenere un colpo di Stato passivo. Qualsiasi cosa in tal senso sarà considerata una violazione della nostra sovranità e della nostra integrità territoriale".

UNA TERRA CONTESA DALLA FINE DEL XIX SECOLO

Le elezioni in Venezuela di domenica prossima includeranno, per la prima volta, l'elezione a 16 cariche nell'Esequiba, un territorio di quasi 160.000 chilometri quadrati, coperto soprattutto da foreste e amministrato dalla fine del XIX secolo dalla Guyana (ne costituisce i due terzi) ma che Caracas rivendica come suo. Il Venezuela insiste nell'eleggere un governatore, oltre a otto deputati al Parlamento di Caracas e sette membri del consiglio legislativo regionale, per una zona che non controlla. Sia la Comunità dei Caraibi (Caricom) sia la Corte Internazionale di Giustizia dell'Onu, competente per dirimere la controversia, hanno invitato Caracas ad astenersi dal tenere elezioni nella zona rivendicata dal governo venezuelano. Ma la crisi sta montando.