Stop ai combattimenti e immediato accesso a cibo e aiuti per i civili. Non usa mezzi termini Yotam Ottolenghi, chef e scrittore britannico di origine israeliana, nel descrivere il suo sconcerto per la situazione che stanno vivendo i palestinesi bloccati senza rifornimenti nella Striscia di Gaza.

In un lungo post pubblicato sui social, il cuoco ha espresso sdegno per l’uso da parte di Israele del cibo come strumento per portare avanti le ostilità contro il popolo palestinese: «Essendo una persona la cui vita e il cui lavoro sono stati plasmati dal cibo – ha scritto -, dal modo in cui unisce gli esseri umani, dalla sua capacità di nutrire e guarire, sono addolorato per ciò che sta succedendo a Gaza in questo momento. Non avrei mai immaginato che potesse accadere. L'uso del cibo, o la sua negazione, come strumento bellico è qualcosa su cui non posso tacere. Nessuna persona, nessun bambino, dovrebbe soffrire la fame a causa della guerra. Il blocco e i recenti attacchi, con le loro devastanti conseguenze sulla vita quotidiana (sull'accesso al cibo, all'acqua e alla dignità di base) sono inaccettabili».

Ottolenghi ha proseguito sottolineando le sue origini israeliane: «Parlo da persona con profondi legami con quella regione, con la famiglia in Israele e con una profonda fede nell'umanità di tutti i popoli, palestinesi e israeliani. Non si tratta di schieramenti. Si tratta di vite. E del diritto di ogni essere umano a mangiare, a sopravvivere, a vivere senza paura. Il mio cuore è rivolto a tutti coloro che soffrono. Sono al fianco di quelli che chiedono la cessazione immediata dei combattimenti e l'accesso illimitato a cibo e aiuti per i civili. Il cibo non dovrebbe mai essere uno strumento di guerra – ha concluso -. Dovrebbe essere un ponte».