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Dopo oltre un anno di sostegno perlopiù incondizionato, mercoledì l’Unione Europea ha fatto un primo passo formale per distanziarsi da Israele e dalla sua guerra nella Striscia di Gaza. Kaja Kallas, la capa della diplomazia europea (cioè l’Alta rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri), ha annunciato che l’Unione «rivedrà» il trattato di associazione con Israele firmato nel 1995 e in vigore dal 2000: è un trattato che regola le relazioni politiche e commerciali fra gli stati membri e quello israeliano.
La decisione è il risultato di un voto a larga maggioranza nel Consiglio dell’ Unione composto dai ministri degli Esteri e della Difesa, ed è un cambio importante delle posizioni dell’Unione verso Israele. La revisione non implica conseguenze immediate, ma potrebbe averne in futuro, sia a livello politico che commerciale: si potrebbe arrivare anche alla sospensione del trattato.
Il ministro degli Esteri dei Paesi Bassi Caspar Veldkamp a Bruxelles (AP Photo/Virginia Mayo)
Da oltre un anno paesi come la Spagna e l’Irlanda chiedevano una revisione del trattato con Israele (o anche misure più radicali), ma la loro era una posizione ampiamente minoritaria all’interno dell’Unione. Una revisione simile era stata proposta nel novembre del 2024 dal predecessore di Kallas, Josep Borrell, ma era stata respinta dalla maggioranza dei paesi membri.







