Tensione in Commissione Affari costituzionali al Senato durante l’esame della riforma sulla separazione delle carriere. Martedì sera le opposizioni hanno bloccato i lavori, protestando con toni accesi di fronte alla minaccia del presidente, Alberto Balboni di Fratelli d’Italia, di applicare anche in Commissione il cosiddetto “canguro“, il meccanismo parlamentare, previsto per accorciare il dibattito in Aula, che consente di votare in blocco gli emendamenti di contenuto simile. Una scelta che sarebbe un’altra tagliola alla discussione, dopo la decisione di calendarizzare il testo in assemblea per l’11 giugno anche senza il mandato al relatore, cioè nel caso in cui l’esame in Commissione non si riesca a concludere. La fretta dalla maggioranza serve a tagliare i tempi per l’ok definitivo al ddl, già approvato in prima lettura alla Camera ma in ritardo rispetto alla tabella di marcia fissata dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, che prevede i quattro via libera necessari entro l’estate in modo da tenere il referendum confermativo (necessario in caso di approvazione con una maggioranza inferiore ai due terzi) il prossimo anno. In questo modo, considerato il tempo necessario per emanare le leggi attuative, la riforma entrerebbe in vigore in tempo per la scadenza del Consiglio superiore della magistratura alla fine del 2026. L’organo di autogoverno delle toghe infatti viene rivoluzionato dal testo, che lo sdoppia in due Consigli diversi, uno per i giudici e uno per i pm.