È difficile spiegare e impossibile capire perché Alessandra Mussolini abbia aderito alla Lega. Inutile appigliarsi al fatto che cinque anni orsono, dopo due stagioni a “Ballando con le stelle” avesse annunciato di aver definitivamente chiuso con la politica. Superfluo anche ricordare che dopo essersi scoperta una vocazione da pittrice e aver aperto una pizzeria a taglio, era stata ripescata come europarlamentare di Forza Italia, ma lì evidentemente, morto Berlusconi, le cose non hanno più funzionato.

Ora, specie in Italia, la post-politica è piena di misteri, insieme gloriosi, vistosi e sconvenienti. Però ancora più arduo è dare un senso all’approdo nel partito di Salvini e del generale Vannacci considerata la penultima svolta di Alessandra, che nel 2023 si fece sorprendente, ma ardimentosa paladina del mondo lgbtq+, fino al punto di boicottare a Strasburgo il lasciapassare che le imponeva di definirsi in base alla classificazione binaria.

Vannacci: “Alessandra Mussolini nella Lega? Avrà cambiato idea su LGBT e maternità surrogata”

di Serena Riformato

Così, dopo aver volteggiato su tutti i possibili fiori e praticelli della destra di questo incredibile paesone, è irresistibile riandare a un servizio fotografico in cui nei giardini di Palazzo Brancaccio, assistita da un nugolo di image maker, make up artist e hair stylist, Mussolini si offrì quale testimonial del Gay Pride e della legge Zan in tutina blu aderente e assai visibili ali arcobaleno. Non suoni dunque irrispettoso qui ritrovare in lei i tratti politici ed esistenziali della farfallona, nel senso di una sgargiante e irrequieta mutevolezza, ma sempre ben pilotata tra istinto, astuzia, frustrazione, generoso slancio, acclarata improntitudine e accorto positioning al mercato dell’attenzione.