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In Georgia, negli Stati Uniti, una donna cerebralmente morta è tenuta in vita con sostegno medico artificiale perché incinta: la famiglia non ha potuto scegliere, l’ospedale in cui è ricoverata ha detto di dover seguire le norme e in particolare la legge statale che vieta l’interruzione di gravidanza da quando è possibile individuare il battito del cuore del feto. Adriana Smith era incinta di due mesi al momento della morte cerebrale, una condizione non reversibile e dopo la quale viene normalmente dichiarato il decesso, e la legge della Georgia sull’aborto è fra le più restrittive del paese.

Questo caso ha evidenziato limiti e problemi etici dell’applicazione della legge della Georgia, entrata in vigore nel 2022, quando la Corte Suprema degli Stati Uniti annullò la sentenza che garantiva il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza in tutto il paese.

Il caso di Adriana Smith è stato reso pubblico dalla famiglia. La donna, un’infermiera di 30 anni di Atlanta, madre di un figlio di sette anni, il 9 febbraio si era presentata in ospedale con forti mal di testa: secondo la famiglia avrebbe ricevuto solo degli antidolorifici, ma non sarebbe stata sottoposta a nessun esame. Il 19 febbraio fu trovata in condizioni più gravi dal compagno (che non ha parlato pubblicamente) e fu ricoverata all’Emory University Hospital Midtown, dove una TAC evidenziò la presenza di coaguli di sangue nel cervello. Il giorno stesso fu decretata la morte cerebrale.