Tre giorni. È il tempo che la prefettura ha concesso a Makan Koné, 38enne originario del Mali in attesa di ottenere il permesso di soggiorno, per lasciare il centro di accoglienza straordinaria (Cas) "Alabastro" di Malalbergo dove risiede da 9 mesi. Koné non ha un lavoro, non ha una casa o un altro posto dove andare, non parla ancora l’italiano e, come altri otto ospiti di quella struttura gestita da MondoDonna, nel giro di 72 ore rischia di finire in mezzo alla strada.
È l’effetto dell’ultima circolare diramata da piazza Roosevelt ai gestori di tutti i Cas del territorio metropolitano che prevede una stretta sull’accoglienza «al fine di assicurare - si legge nel documento - il turnover nei centri ed evitare il protrarsi delle misure di accoglienza in assenza dei requisiti». Pena la sospensione dei contributi economici alle strutture e l’intervento delle forze dell’ordine.
È lo stesso 38enne, insieme agli altri ospiti del Cas e a diversi esponenti del Coordinamento Migranti e di Plat a spiegare, durante una conferenza stampa in piazza Nettuno, il motivo dell’imminente espulsione: «Ho fatto richiesta di protezione internazionale, mi sono state prese le impronte digitali e presto dovrei ottenere il permesso di soggiorno, la commissione si è espressa positivamente sul mio caso. Per questa ragione non ho più diritto a stare nel centro di accoglienza e mi è stato detto che entro tre giorni devo andarmene. Ma non ho alternative, qui non conosco ancora nessuno, che cosa devo fare?», si chiede.








