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La sera di venerdì 2 maggio a Comano Terme, un piccolo comune in provincia di Trento, circa 250 persone stavano smontando bancarelle, tendoni, attrezzature e impianti audio che erano serviti ad allestire una festa non autorizzata cominciata la sera prima. L’ordine di interrompere la festa era arrivato dalla polizia e dai carabinieri. La musica era stata spenta, gli impianti staccati. Le forze dell’ordine, arrivate per assicurarsi che gli organizzatori avrebbero sbaraccato tutto, avrebbero voluto mandare tutti via già quella sera: quasi nessuno, però, se la sentiva di tornare a casa di notte.
In breve tempo e in maniera inaspettata la situazione è degenerata. Una ventina di agenti della polizia in tenuta antisommossa ha imboccato la discesa che dalla strada portava allo spiazzo erboso, alla ricerca dell’impianto audio usato per la musica, nel punto in cui erano radunate le persone che stavano smontando strutture e attrezzature.
Un gruppo di persone si è messo di traverso per impedire il passaggio degli agenti e sono iniziati gli scontri, con manganellate contro le persone e botte e lanci di oggetti contro la polizia. Subito dopo la polizia ha iniziato a disperdere la folla lanciando gas lacrimogeni. Il prato era delimitato dai boschi e da un torrente; l’unica via d’uscita era presidiata da tre camionette e una decina di automobili delle forze dell’ordine.






