Nel 1991 il laureando in letteratura inglese e belle arti Thom Yorke si dilettava a fare il dj al Lemon Grove di Exeter, scoprendo i primi successi di una etichetta di Sheffield chiamata Warp. Avrebbe completato quel catalogo musicale alla fine del decennio, quando i Radiohead ne sarebbero stati in parte influenzati per la loro svolta sonora con “Kid A”. Il cerchio si chiude un quarto di secolo dopo quella prima scoperta, quando Yorke pubblica per la Warp il suo primo disco, una collaborazione con Mark Pritchard, uno degli nomi di punta dell’etichetta. A loro si aggiunge Jonathan Zawada, artista visivo che ha curato un lungometraggio sviluppato di pari passo con l’evoluzione della musica.
Tra vecchi sintetizzatori e video call
“Tall Tales” è nato a distanza e in piena pandemia. Dopo il remix di Pritchard del brano dei Radiohead “Bloom” nel 2011 e la collaborazione in “Beautiful People” per l’album del produttore “Under the Sun” del 2016, Yorke scrive una mail a Pritchard per chiedergli se ha nuovo materiale su cui lavorare, cominciando così una collaborazione a distanza tra l’Oxfordshire e l’Australia. I sintetizzatori che Pritchard scova da anni nei mercatini di mezzo mondo, le distorsioni vocali di Yorke, drum machine che giocano a nascondersi hanno dato vita a un album ispirato alla forza delle favole, a come queste segnano il nostro immaginario sin da bambini. Soprattutto, a come le fiabe nascondano un lato mostruoso che descrive bene il nostro presente.






