Costituisce esercizio abusivo della professione di avvocato sia l’assistenza stragiudiziale sia la consulenza legale senza averne titolo. Lo afferma la Cassazione, con la sentenza 18734 della Sesta sezione penale depositata ieri. Confermata, quindi, la condanna inflitta dalla Corte d’appello a carico di un imputato per violazione dell’articolo 348 del Codice penale: sotto la lente era finita l’attività svolta a supporto di una società in modo continuativo, sistematico e professionale, e collegata ad attività giurisdizionale.
Attività e competenze
La Corte ricorda che l’articolo 2 comma 2 dell’ordinamento professionale forense, legge n. 247 del 2012, stabilisce che le due attività oggetto dell’asserito esercizio illegittimo, contestato dalla Procura, sono di competenza degli avvocati se esercitate in maniera continuativa, non episodica e organizzata.
«Quindi - osserva la sentenza - nel caso in esame ha soltanto rilevanza l’effettivo svolgimento di una attività con siffatte caratteristiche ad opera dell’imputato, non essendo invece necessaria l’esistenza di un mandato formale per l’attività giudiziale». A rilevare è invece che l’attività di consulenza sia destinata a incidere su un contenzioso giudiziale, presente o futuro.






