Narra la leggenda che Giotto, richiesto dal papa Bonifacio VIII di dare prova della sua perizia pittorica, si fece portare una tela e disegnò un cerchio perfetto a mano libera. Tanto bastò al Papa per comprendere la genialità dell’artista. È la lezione dei grandi, fare bene le cose semplici prima di passare ai capolavori. La stessa lesione applicata da un maestro del salto ostacoli come Rodrigo Pessoa, ospite a Roma della Sir-La Farnesina per un corso di alto livello riservato a pochi fortunati cavalieri e amazzoni.
«L’equitazione – esordisce Pessoa davanti a una decina di binomi e una folla di appassionati a bordo campo – è già abbastanza complicata di per sé, perché è l’unico sport dove abbiamo a che fare con un essere vivente diverso da noi, quindi il nostro sforzo sarà di mantenerla il più semplice possibile». Facile a dirsi, meno a metterlo in pratica come hanno provato a loro spese gli “allievi” e le “allieve” (cavalieri e amazzoni già esperti, inutile dirlo). Sempre calmo, il grande campione non ha lesinato scudisciate verbali a tutti: «Metti più gambe, il tuo cavallo sembra una salsiccia», «sei troppo rigido, respira, se tu che sbagli non il cavallo», «se non riesci a contare le falcate giuste sopra due barriere, come farai a contarle tra due ostacoli veri?», «non stai impegnando il cavallo, vuoi fare salto ostacoli o una passeggiata in campagna?».







