New York - Alex Warren aveva tutto per diventare una star del basket: all’età di nove anni aveva perso il padre per un cancro ai reni. A diciassette era stato cacciato di casa dalla madre, alcolizzata, e a diciotto dormiva per strada, in auto o sul divano di qualche amico in California. In America ci sono almeno trenta giocatori Nba con un passato simile. Uno che faceva l’homeless, per esempio, era Jimmy Butler, adesso star dei Golden State. Solo che Warren aveva un problema: non sapeva giocare a basket e non era tutta questa altezza, essendo meno di uno e ottanta. Però cantava come Ed Sheeran e scriveva frasi tipo “Tu mi porti via dalla normalità/ Voglio che tu mi stringa fino all’ultimo respiro, fino alla fine dei nostri giorni”.
Ha parlato di “angeli sulle nuvole che ci invidiano” e celebrato l’amore eterno e la sincerità nei rapporti. Il successo mondiale è arrivato con il brano dal titolo Ordinary, una ballata pop dedicata alla moglie, Kouvr Annon, sposata nel 2024, e che racconta un amore così profondo da rendere straordinario il quotidiano. Questa canzone, con il suo testo folk sincero, ha proiettato Warren in una dimensione straordinaria: a 24 anni è passato dall’essere semisconosciuto ai vicini, al diventare una star su Spotify con più di tre milioni di abbonati, 530 milioni di visualizzazioni, 18 milioni di followers su TikTok e oltre un miliardo di like. Ordinary è stato scaricato più di 400 milioni di volte su Spotify. Carry you home, 386 milioni. Before you leave me, 277 milioni. Lui ha finito per cantare davvero con Sheeran. Il successo è arrivato grazie alla sua ostinazione, forma di talento spesso sottovalutata. Warren ha continuato a credere nelle proprie canzoni e a registrare video su YouTube e TikTok, all’inizio creando clip fatte di scherzi, assieme a un gruppo chiamato Hype House, un collettivo di influencer di TikTok con sede a Los Angeles. Qui Warren ha guadagnato i follower, ma poi ha mollato tutto e deciso di concentrarsi solo sulla musica. Quattro anni fa ha pubblicato il primo singolo, One more I love you, ispirato alla morte del padre.






