C’è un momento, all’Eurovision Song Contest, in cui tutto diventa più chiaro. Non è durante le canzoni (quasi mai), né quando si chiude il televoto. È quando, a spettacolo finito, ti ritrovi a canticchiare Waterloo degli ABBA e non ricordi mezza strofa del brano vincitore. È lì che capisci cos’è davvero l’ESC: un evento in cui il centro dell’attenzione potrebbe essere diverso da quello che ci si aspettava.

A trionfare, alla St. Jakobshalle di Basilea, è stata l’Austria con JJ: nome all’anagrafe Johannes Pietsch, 24 anni, padre austriaco e madre filippina, voce da controtenore e una predilezione dichiarata per quel genere che mescola, senza troppi formalismi, opera e pop music. Si è esibito su una finta barchetta in un finto mare in tempesta, e non ha lesinato né sugli acuti, né sull’interpretazione drammatica dell’amore tormentato. Il pubblico ha applaudito, in conferenza stampa lui si è commosso con moderazione, e ha dichiarato che gli piacerebbe condurre la prossima edizione che – come da regolamento – sarà organizzata in Austria. In realtà, tutti scommettono che sul palco ci finirà probabilmente Conchita Wurst, creatura perfetta da Eurovision, ancora oggi inarrivabile nella categoria “simboli con tenuta nel tempo”.